M5S Rimini risponde ad Autostrade per l’Italia

Riceviamo e pubblichiamo

Il Movimento 5 Stelle di Rimini ha sempre combattuto al fianco dei cittadini, come il Comitato per lo spostamento dell’A14, contro l’ampliamento dell’autostrada a tre corsie, almeno nella posizione attuale, e senza adeguate ed efficaci misure per l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico. E, per efficaci, non intendiamo la piantumazione (poco o nulla risolutiva rispetto alle polveri sottili) ma per esempio la completa intubazione del tratto autostradale nel suo percorso cittadino.

Nel 2012 gli sforamenti di PM 10 nella nostra città sono stati ben 88, record assoluto, ben oltre il limite di 35 consentito dalla legge. Si sta parlando della salute dei cittadini, e risposte come quella che Autostrade per l’Italia ha affidato ai quotidiani il 12 gennaio scorso, fanno sinceramente cadere le braccia.

Autostrade per l’Italia, e purtroppo anche i nostri amministratori, continuano a sostenere che con un traffico più fluido (come dicono loro) e dunque aumentando la velocità dei veicoli, l’inquinamento da polveri sottili è destinato a diminuire. Autostrade per l’Italia snocciola dei dati, dimenticandosi l’elementare pratica di citare le fonti da cui questi dati sono presi. In quale studio hanno trovato quei valori, completamente diversi, come vedremo, da quelli che si trovano nella letteratura scientifica?

Basta vedere come Autostrade per l’Italia presenta i dati, per sospettare qualcosa: come primo valore (che, come i comunicatori di professione sanno bene, è quello che resta più impresso) ci mettono un bel “80% di riduzione del tempo perso totale”. Siamo interessati a conoscere con quali metodi scientifici sia stato studiato il “tempo perso totale”, e se in questo calcolo sia stato compreso anche il tempo perso per visite mediche e cure conseguenti all’inquinamento da polveri sottili (le conseguenze sanitarie del quale, queste sì sono dimostrate da reali studi scientifici). Ci dicono poi che il traffico più fluido, e il conseguente aumento della velocità, ridurrebbero “l’inquinamento acustico e ambientale” del 20%. Ripetiamo, ci dicano la fonte di questo dato. Perché noi abbiamo trovato dati, studi, ricerche, assolutamente contrari. Vediamone qualcuno.

– In uno studio commissionato dal Comune di Brescia (i nostri amministratori prendano nota di cosa ci si aspetta da loro, come minimo), l’Università di Brescia ha mostrato come, all’aumentare della velocità aumentino inesorabilmente anche i quantitativi di PM 10 prodotti. Questi dati sono riassunti in un grafico che vale più di 1000 parole (vedi grafico uno). In ogni caso lo studio conclude che ” I fattori di emissione delle polveri sottili direttamente emesse dipendono, per tutte le categorie di veicoli, dalla velocità massima di percorrenza attraverso una funzione di tipo quadratica: si osserva dunque un aumento sempre maggiore al crescere della velocità di percorrenza.”

– Uno studio pubblicato nel 2008 sulla rivista scientifica “Atmosferic Environment” dal Dipartimento della Salute ambientale e dall’Università di Utrecht, illustra un esperimento condotto ad Amsterdam in cui, abbassando la velocità da 100 a 80 km/h si è ottenuto che “il contributo dovuto al traffico dei PM10 si è significativamente ridotto (circa il 15%)”.

– Nicola Pirrone, direttore dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Cnr, afferma: “La General Motors ha fatto studi nei “tunnel controllati”, zone ricreate artificialmente e i risultati sono incoraggianti. Il Cnr ha poi monitorato alcune aree urbane: con velocità costante a 70 chilometri orari si arriva anche al dimezzamento degli inquinanti, come Pm10 e ossidi di azoto. I 110 o 130 in autostrada non fanno bene all´aria: più veloce vai, più lo sfregamento delle gomme sull´asfalto inquina.”

– Nel febbraio 2010 il “Coordinamento dei Comuni contro le polveri sottili” (a proposito, Rimini aderisce?), ha incontrato il Ministero dell’Ambiente, presentando un pacchetto di proposte. Il Ministero si è detto disponibile “alla riduzione della velocità delle auto da 130 km/h a 90 km/h”.

– Su 80 km di autostrade attorno a Barcellona, i limiti di velocità sono stati abbassati a 80 km/h nel 2008, per ridurre l’inquinamento (vedi foto 1). Si è ottenuta una riduzione dell’11% delle emissioni di PM10.

– Sul sito della Wolkswagen si legge che “In Belgio, nelle Fiandre, quando le concentrazioni degli agenti inquinanti (ossido d’azoto, monossido di carbonio, benzene e polveri sottili) raggiungono soglie d’allarme, il limite massimo di velocità per gli automobilisti si riduce a 90 km/h (com’è noto, più aumenta la velocità dei veicoli, più crescono i consumi di carburante e, quindi, le emissioni)”. Com’è noto, dice la Wolkswagen, ma non lo è evidentemente per i nostri amministratori e per i signori della Società autostrade. E comunque, misure simili di riduzione della velocità per abbattere gli inquinanti, sono attive anche in Svizzera e Francia, per esempio.

– Nel novembre del 2011 il sindaco di Lucca ha scritto ad Autostrade per l’Italia per chiedere di ridurre il limite di velocità di 90 km/h, nei tratti cittadini dell’autostrada, proprio come misura per abbattere l’inquinamento da polveri sottili.

Si potrebbe proseguire, ma pensiamo che possa bastare. Autostrade per l’Italia, con la complice connivenza dei nostri amministratori, ci propina dati che non hanno nessun fondamento scientifico, e quel che è peggio lo fanno per coprire delle evidenti mancanze, con conseguenze che ricadono sulla salute di tutti i cittadini. Non si è voluto spostare il tratto autostradale a monte, lontano da città, e ora non si vogliono prendere in considerazione misure efficaci, ma costose, per abbattere l’inquinamento, come l’intubazione del tratto cittadino dell’autostrada. Si gioca sulla salute dei cittadini, e come se non bastasse ci dobbiamo anche leggere le risposte infastidite, inaffidabili e infondate di una società i cui interessi economici sono evidentemente più importanti della salute delle persone.

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Foto 1: limite di 80 km/h a Barcellona “per ridurre l’inquinamento e gli incidenti” dice il cartello

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Grafico 1: da uno studio dell’Università di Brescia

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