Sigismondo d’oro 2012

sigismondoSigismondo d’Oro 2012: premiati con la massima onorificenza cittadina Guido Lucchini, poeta, scrittore, commediografo, e Massimo Tamburini, tecnico e designer di motociclette

La nota dell’Ufficio Stampa del Comune di Rimini

 

Si è svolta alle ore 17 di oggi, martedì 18 dicembre, nella Sala Ressi del teatro Amintore Galli, che nel frat-tempo della sua ricostruzione è tornato con questo omaggio a due grandi riminesi ad aprirsi alla Città, l’incontro con le rappresentanze cittadine per il tradizionale scambio d’auguri di fine anno al termine del quale il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi ha consegnato il Sigismondo d’Oro 2012,

Quest’anno sono stati insigniti della massima onorificenza cittadina Guido Lucchini, scrittore, poeta e commediografo, e Massimo Tamburini, tecnico e designer di moto, che con la loro opera hanno contribuito a onorare la città di Rimini. 

Queste le motivazioni:

GUIDO LUCCHINI – poeta, scrittore e commediografo

Per essere stato ed essere tuttora un protagonista appassionato della vita culturale riminese.

Per l’amore dimostrato nei confronti della sua Città che traspare con delicatezza  nelle opere che, in dialetto, descrivono luoghi da sempre carichi di simboli e attenzioni come, ad esempio, la palata e la spiaggia.

Per essere un prezioso custode della identità, delle tradizioni e della storia di Rimini che riprende con garbo e genialità nelle commedie, nelle poesie e nei libri che ha scritto nel corso di questi splendidi e lunghi anni.

MASSIMO TAMBURINI – Tecnico e designer

Per aver saputo interpretare e trasformare, con quella genialità straordinaria che nasce dal lavoro artigianale, il suo sogno e la sua passione, nella concretezza di prodotti industriali senza pari, per bellezza e prestazioni, che hanno segnato la storia del motociclismo.

Per aver saputo raccontare, attraverso creature a due ruote da antologia, uno degli amori più grandi che accomuna le nostre genti e per aver saputo trasmettere quella passione che la nostra terra coltiva per il mondo del motore tanto da renderla universalmente celebre come la “terra de mutor”

Il testo del Saluto di fine anno del Sindaco di Rimini Andrea Gnassi

“Buonasera a tutti i presenti, ai concittadini, ai rappresentanti delle istituzioni civili, religiose, militari che ci hanno voluto onorare, qui, questa sera, con la loro presenza. Un momento importante dove avremo occasione di onorare, con la consegna della massima onorificenza cittadina, il Sigismondo d’Oro, due grandi riminesi che con la loro opera e il loro ingegno hanno contribuito a dar lustro alla città di Rimini.

Un grazie sentito, quindi, a Guido Lucchini, scrittore, poeta e commediografo, e a Massimo Tamburini, tecnico, progettista e designer di moto.

Due riminesi dalle vite e dalle parabole, in apparenza diametralmente opposte. Da una parte l’artigiano che conquista il mondo, in forza di una genialità le cui vette creative sono inafferrabili anche per i più sofisticati software. Dall’altra l’uomo che descrive le piccole gioie e i minuscoli drammi della ristretta comunità dove è nato, cresciuto e vive ogni giorno, utilizzando per necessità realistica più che narrativa uno strumento meraviglioso che è una lingua e un suono a rischio di estinzione.

Eppure Guido Lucchini e Massimo Tamburini stanno entrambi in equilibrio sulla stessa corda, robusta: la coerenza. Ed è proprio di coerenza che desidero riflettere in questo beneaugurante saluto natalizio, ad archiviare un anno contraddittorio e ad accoglierne uno nuovo, carico di attese e ansie.

Il 2012 è stato il primo anno ‘pieno’ di questa Amministrazione Comunale. Ce n’è a sufficienza per provare a redigere un bilancio di questa parte del cammino, cominciato-non va mai dimenticato- nel contesto più complesso e difficile dal dopoguerra ad oggi.

Giusto un anno fa, in questa stessa occasione, avevo usato la metafora del bunker.

Con gli Enti locali da una parte strozzati dall’azzeramento delle risorse statali, costrettiobtorto collo a fare i conti con una serie di nuovi compiti e oneri inediti spettanti all’Esecutivo centrale; dall’altra parte alle prese con una crisi spaventosa che modifica comportamenti, abitudini e interi sistemi. Enti Locali, Comuni, pressoché obbligati a chiudersi a riccio.

Con fortissimi interrogativi non tanto e non solo circa il proprio ruolo e la propria capacità di incidere nelle scelte della comunità, ma addirittura per la propria sopravvivenza.

Si sono rivelate Esagerazioni? Certamente no!

Soprattutto sui Comuni si sono scaricati i costi e le responsabilità della travagliata fase economica e sociale, facendone in buona sostanza una sorta di trincea per ogni genere di problema o questione micro e macro. Quello che a metà degli anni Novanta, con l’elezione diretta,  veniva definito ‘il movimento dei sindaci’, inteso come rinnovato impulso a una territorialità positiva e in rete rispetto alla voglia di crescita del Paese, è stato messo nell’ultimo anno materialmente e culturalmente a rischio, a nome e per conto di un riflesso centralista miope e antistorico.

Anche guardando i numeri si vede chiaramente che la tendenza si è invertita: dal 2007 al 2013 i comuni hanno lasciato sul tavolo dei trasferimenti 15 Miliardi di Euro, con un conseguente crollo degli investimenti del 15%. Ancora nel 2009 i trasferimenti ammontavano a 17 miliardi nel 2012 saranno 7. E la cosa assurda è che questi tagli avvengono in maniera lineare. Quindi chi ha Amministrato bene paga le stesse conseguenze di chi ha amministrato male. Mentre è giusto dirlo che altre parti dello Stato non fanno lo stesso sforzo. Nell’Amministrazione Centrale, dice la Corte dei Conti, gli impegni di spesa sono aumentati del 12% rispetto al 2010. Così non si può continuare.

Vero, i troppi scandali, l’opacità, l’arroganza della classe politica hanno armato il grilletto ma l’arma era già sul tavolo, lucidata e oliata da quei ‘poteri forti’ che non hanno mai nascosto la loro allergia al processo democratico partecipato. E l’utilizzo degli Enti locali quali ‘esattori’ per conto terzi è stato il colpo di maglio: l’imposizione fiscale si decide a Roma ma le proteste, le difficoltà si scaricano a Rimini. I Comini, gli Enti Locali, L’ente Locale Comune è quello a cui in ultima e prima istanza si rivolgono di un impresa strangolata dalla burocrazia, dalla crisi, in difficoltà con il mondo del credito, o le parole e gli sguardi di un padre o una madre che non sanno dove dormiranno con i loro figli. E per questi ultimi, ancora e per fortuna, chiediamoci cosa rimarrebbe se non ci fossero le coperte e l’affetto dell’insostituibile patrimonio di volontariato e associazionismo, cattolico e laico, che anima la nostra città.

Ecco il bunker: un bilancio preventivo, approvato solo il 21 giugno per l’indeterminatezza di manovre e norme, che fissa e sceglie le priorità.

Il bunker costruito in fretta e furia in primo luogo con le scelte di bilancio per difendere i capisaldi della nostra coesione sociale, gli “assi” portanti della difesa della nostra comunità.

Nella crisi,abbiamo , confermando, nella crisi, le risorse per welfare, sanità, istruzione, sicurezza, cultura, turismo. Complessivamente 60 milioni di Euro su 130 di spesa complessiva corrente.

In quel quadro tracciato un anno fa però, ad un atteggiamento di difesa dei capisaldi abbiamo scelto anche di affiancare un ragionamento diverso il quale, leggendo ed interpretando i caratteri della crisi, che è definitiva e strutturale e non ciclica, abbandonasse le logiche consolatorie della mera strenua difesa dell’esistente.

Abbiamo detto in quell’occasione che eravamo entrati in un cambio di fase, in un cambio d’epoca e dovevamo attrezzare la Città di  Rimini a questa nuova fase. Non era sufficiente, per affrontare una crisi non ciclica, pensare di aspettare, o peggio operare, perché tutto tornasse come prima.

La coerenza, appunto. Dall’insediamento l’Amministrazione Comunale, avevo indicato una via più obbligata che possibile, per una città al bivio.

Rimini, se intende giocare anche nei prossimi 30 anni la sua partita di eccellenza turistica e economica per l’area mediterranea, non può più sottrarsi al tema di un cambio di passo, di un salto in avanti verso la qualità.

In un mondo che disintegra consuetudini e relazioni, quest’area deve forzatamente uscire da schemi logori che, se in passato hanno garantito benessere diffuso, di converso hanno messo in mostra limiti e squilibri consistenti.

Siamo consapevoli del nostro valore. Non dipende dalle montagne russe di questa o quella classifica che oggi ci innalzano al quarto posto per qualità della vita e domani ci trascinano giù per gli indici di reati (non considerando mai la popolazione turistica).

Sappiamo ciò che valiamo. Ma oggi, nel nostro “modello” ci sono limiti e squilibri. Non possono coesistere circa 15.000 case sfitte, richieste di consumo di territorio e gente senza un tetto sotto cui ripararsi.

La crisi economica non ha fatto altro che accentuare e allargare a dismisura quei ‘difetti di costruzione’, rimpicciolendo rapidamente gli impatti positivi.

Questa consapevolezza, sulla quale peraltro è stata chiesta e ottenuta la fiducia dei riminesi alle ultime elezioni comunali, è diventata l’esclusiva bussola ad indicare questa strada mai calpestata prima.

E oggi, alla fine di un lavoro culturalmente rivoluzionario come quello che viene visivamente esemplificato in queste stanze e pareti, posso dire ‘ciò su cui mi ero, ci eravamo impegnati a fare,  con i cittadini prima in campagna elettorale, e quindi nella conduzione dell’amministrazione viene coerentemente e sistematicamente portato avanti’.

Non è un problema solo di ‘cosa’ ma anche di ‘come’.

Il patto trasparente che sostiene questo percorso amministrativo è quello del dialogo e dell’integrazione. Basta con settori chiusi come saracinesche; basta con gli equivoci e gli errori dovuti ad ignoranza dell’attività condotta dall’ufficio dirimpetto; basta con gli accordi stretti tra pochi e poi diffusi da ancor più scarsi messaggeri; basta con la passività delle regole della pubblica amministrazione, del ‘lo prevede la legge e non si può più fare nulla’; basta confondere il giusto riconoscimento dell’occupazione e dell’imprenditoria sana e innovativa con il protezionismo a uso e consumo di pochi privilegiati o l’assalto in stile ‘cavalletta’ del territorio; basta con le pacche sulle spalle e i riflussi di un consociativismo che non è mai sinonimo di bene comune.

Basta. Ce lo ha detto la crisi, lo affermiamo come Amministrazione Comunale, lo pratica la costanza di un’azione amministrativa mirata all’armonia e alla rigorosa, perfetta magari ruvida corrispondenza tra programma e realizzazioni.

Guardatevi intorno. Questi non sono gli esercizi grafici di un Governo locale o il libro dei sogni da riporre nel cassetto tra sette giorni. Questo è il frutto di quel lavoro coerente che abbiamo voluto fare individuando, dopo la direzione di marcia con le linee di mandato, le azioni concrete per costruire la città Circolare e Compatta dal punto di vista del disegno urbano e Coesa dal punto di vista delle relazioni sociali.

Linee di mandato, azioni della pubblica amministrazione, pianificazione urbanistica, piano strategico impostano con molte mani, pensieri e progetti la Rimini che può ripartire. Non c’è altra ripartenza. Con schemi, metodi, pensieri, vecchi non solo non si resiste ma si viene travolti.

Tutto questo è un contratto etico e morale, una parola data che ha valore assoluto.

Una di quelle strette di mano ‘per sempre’, descritte così bene nell’umanità borghigiana di Guido Lucchini.

Il Masterplan non descrive una semplice ellissi urbanistica, benché innovativa e ispirata all’approccio del Piano strategico.

Dentro quel lavoro, dentro quelle proiezioni, dentro quelle slide stanno infatti scelte precise che coinvolgono tutta l’attività della Pubblica Amministrazione: dalle scelte di Bilancio; a quelle di Welfare; a quelle culturali; a quelle dei servizi alla persona.

Perché l’idea di una città che ricompone la storica frattura tra costa e centro e tra centro e territorio al di là della Statale Adriatica, è la proiezione esatta di una città che nel suo bilancio 2012- nonostante il taglio dei trasferimenti dallo Stato- non diminuisce di un euro, il suo intervento nei servizi sociali e educativi, con 42 milioni, cercando comunque di renderli ancora più fruttuosi e distribuiti omogeneamente attraverso un rigoroso procedimento di selezione delle priorità.

 Ma anche il significato dei provvedimenti di recente approvazione relativi al disagio abitativo o dell’emanazione dei nuovi e più equi criteri per l’accesso ai servizi.

Ma nel Masterplan c’è anche l’idea della città in carne ed ossa che ha capito la fase e vuole cogliere il messaggio, mettendo a disposizione una ritrovata spinta al coinvolgimento. Un coinvolgimento che va dalle esperienze del CIVIVO a quelle articolate di parti civiche che sempre più devono entrare nei processi decisionali; a quelle del mondo delle imprese che possono trovare nel Masterplan le opportunità per promuovere valore far ripartire settori lavoro economia e non semplice arricchimento.

Oppure, sempre per non limitare il lavoro fatto con il Masterplan alle questioni di pianificazione territoriale, le funzioni tra di loro integrate dei motori della cultura e dell’attrattività turistica, per la prima volta uniti in un connubio non sporadico. Con l’investimento principale quello del Galli oramai consolidatosi come “teatro instabile”: il Galli è infatti già luogo che, nel cantiere e col procedere dei lavori per stralci, offre nuovi spazi e nuovi contenuti.

Con le decisioni assunte quest’anno un’altra svolta dalla portata straordinaria: il Galli potrà essere anche teatro all’aperto visto che questa amministrazione ha scelto che il palco possa aprirsi verso la naturale platea rappresentata da Piazza Malatesta fino ad abbracciare lo splendore ritrovato della Rocca. C’è una nuova direzione di marcia sull’Hardware, nella riqualificazione urbana, nell’affermare prima un’idea di città e poi progetti coerenti e integrati e non “solitari” a partire dai lungomare.

Questa direzione di cambiamento dell’Hardware materiale e fisico della città si alimenta anche di una strategia, di un pensiero, che promuove innovazioni immateriali, nel Software, nelle centinai di proposte, azioni, eventi in campo educativo, culturale, turistico.

Una città dunque  dove alto e basso dialogano; eventi e iniziative innestate su un radicamento identitario, azioni eventi progetti che si innestano su un tessuto che finalmente si libera dalle scorie del folklore e dell’oleografia. Rilancio del primato riminese attraverso l’invenzione, l’unicità, la non replicabilità in altro contesto. Più o meno, me lo si conceda, quello che fa da una vita Massimo Tamburini: mettere un’anima riminese in splendide creazioni di acciaio e gomma, che poi diventano oggetti funzionali e desiderati in ogni angolo del globo.

Siamo orgogliosi del lavoro fatto sinora perché non una volta, anche messi all’angolo, abbiamo accettato di fare mediazioni seguendo le vecchie logiche.

Ma siamo preoccupati, perché consapevoli che la parte più dura dell’opera attende alla porta. Entra un’altra volta in gioco il ruolo dell’Amministrazione comunale e di come, non potendo più agire con il volano della spesa pubblica, riesce ad essere protagonista dello sviluppo.

Certo un primo importante lavoro lo abbiamo fatto stabilendo la direzione di marcia, ma ora si tratta di iniziare a marciare.

E qui come ho già detto in altre occasioni occorre assolutamente che  si arrivi ad una profonda riforma della pubblica amministrazione. Faccio mie le parole del Presidente della Provincia quando l’altro giorno ha richiamato l’attenzione sulla insostenibilità di una burocrazia che, invece di soffiare sulle piccole vele dei i rarissimi investimenti o costituzioni d’impresa, vi scarica il proprio peso a volte letale.

La stessa conferenza dei servizi che dovrebbe essere il procedimento principe della semplificazione può raggiungere ben 36 componenti, con un iter procedurale che negli articoli di legge (sulla carta) sembra un Freccia Rossa e che nelle prassi si rivela un treno Locale pieno di fermate ed ognuna con il Suo ritardo.

E la cosa ancora più inquietante è che anche le poche cose che riescono a promuovere le pubbliche Amministrazioni rischiano di essere strangolate o ritardate da questo immenso problema.

Si riformi lo stato con rigore e serietà. Senza demagogia. Si assegnino ruoli funzioni competenze certe. Si eliminino Enti, Agenzie, Consorzi vari.

Ma partiamo anche da noi, modificando le nostre prassi. Questo ho chiesto alla cosiddetta macchina comunale. Ho chiesto di operare con l’approccio integrato e di essere al servizio della realizzazione degli obiettivi fino alla conseguenza che, la marcia verso la nuova direzione che abbiamo intrapreso, possa essere sostenuta da una diversa organizzazione interna.

E che possiamo iniziare da noi, a far saltare le gabbie e ad applicare la filiera corta, lo dimostra anche l’attività che fin qui abbiamo condotto nella gestione di alcuni temi importanti quali ad esempio la gestione della neve, della balneazione durante la stagione, dell’impatto dei lavori della terza corsia dell’Autostrada. I primi due sono stati due esempi in cui pretendere che tutti i soggetti che hanno varie competenze agissero di concerto ha fatto si che le due critiche venissero gestite con maggiore efficacia a tutela dei cittadini nel primo caso e dei bagnanti nel secondo.

Il terzo caso invece riguarda una questione più articolata che fa riferimento a come un’opera di rilievo nazionale già chiusa dal punto di vista autorizzativo e quasi anche dal punto di vista dei lavori ha dovuto, passatemi il termine, FARE I CONTI con quelli che erano i nuovi indirizzi dell’Amministrazione in merito alla ricomposizione delle fratture generati da SS16 e A14. Sì, perché anche qui abbiamo preteso che ANAS e Società autostrade integrassero le opere compensative con opere a favore della mobilità lenta prevedendo sovrappassi e sottopassi ciclabili, così come abbiamo incalzato ANAS perché con la realizzazione della 3za corsia dell’Autostrada si colga l’occasione per eliminare gli incroci con la Montescudo e la SS72 di San Marino e lo abbiamo potuto fare certo per la caparbietà ma anche perché il nostro pensiero sulla città che vogliamo costruire è stato forte, convincente che non lasciava spazio a repliche e ha coinvolto la Provincia e La Regione che con noi adesso sostengono queste necessità ed ANAS e Società Autostrade non hanno più alibi.

Se a monte da oggi a due anni cambierà radicalmente la mobilità lo si deve anche alla tenacia e alla quotidiana costanza con le quali  siamo, con Società Autostrade, sui cantieri e nelle stanze di progettazione.

Per chiudere torniamo alla domanda iniziale: saprà l’Amministrazione creare e garantire le condizioni affinché chi ha una proposta o un progetto in linea con uno sviluppo qualitativo possa avanzarli liberamente? Saprà liberarsi dai lacci e lacciuoli di una burocrazia per cui è sufficiente un dipendente in ferie per bloccare la concretizzazione di un pezzo importante del nostro rilancio turistico? Saprà distinguere tra interesse individuale al servizio del bene comune dalla speculazione e dalla rendita che tarpa le ali del sistema locale?

In concordanza con la campagna elettorale, le elezioni, le linee guida del mandato, il dettato del piano strategico, il Masterplan urbanistico, il nostro bilancio approvato e quello che approveremo, dico sì.

E lo riaffermo con forza davanti a due galantuomini, dalle esistenze agli antipodi ma legati da quello stesso filo rosso chiamato coerenza. Coerenti sono stati e sono loro, coerenti saremo noi anche in un 2013 che si preannuncia anch’esso problematico.”

 

 

Le biografie

 

Guido Lucchini

Il commediografo dialettale Guido Lucchini nasce a Rimini il 2 Aprile 1925 in una famiglia di operai, ultimo di cinque figli. Il padre lavorava presso le officine “Grandi Riparazioni Locomotive”, la madre era casalinga. Cresciuto nel borgo San Giuliano, nel ’38 si trasferisce a San Giuliano Mare, anche detta “Barafonda”.

A 17 anni inizia a svolgere la professione di operaio specializzato nelle Ferroviere dello Stato, mansione che pratica fino alla pensione.

Durante il secondo conflitto mondiale ha vissuto in prima persona le situazioni di estremo disagio causate dai pesanti bombardamenti che hanno colpito la città di Rimini.

L’episodio legato alla guerra che più è rimasto impresso nella mente di Guido risale ad un giorno in cui non era di turno in ferrovia. Cercando di rifugiarsi a Covignano per evitare i bombardamenti, fu fermato da un gruppo di fascisti che lo perquisirono e lo fecero stare sull’attenti e con le mani alzate per oltre un’ora. Solo il lasciapassare rilasciatogli dalle ferrovie gli consentì di salvarsi. Questo ed altri ricordi della guerra e delle sue tristi conseguenze ricorrono in alcune delle sue commedie e poesie.

Nel 1949 si sposa con Elsa Tosi dalla quale ha due figli: Massimo e Daniele che lo hanno reso nonno di tre nipoti: Davide, Brian e Denis. La passione per il dialetto riminese nasce nell’età giovanile durante la quale inizia a scrivere poesie che declama in occasione dei matrimoni di amici e parenti.

Dopo la fine della guerra, invece, si dedica alla stesura della prima commedia: “Turin int i suldé”, seguita da “E’ mat dla castlàza”. Da quel momento, grazie al successo ottenuto, le sue opere diventano come le ciliege: una tira l’altra.

Fra le sue commedie più note ricordiamo:”E pizardon dal stèli”, “La butèga ad Pitron”, “La fein de mand”, “Aspité l’é cum’é murì”, “E’ bambòz”, “Zvanì(Giovanni Pascoli)”, “O la và o la spacca”, “Baraca e buratèin”, “La piazéta dal purazi”, “La vita l’é tott una cumedia”, “E’ giudizie universel”.

Nel 1973 è tra i fondatori della compagnia dialettale “E’ teatre Rimnes” che tuttora dirige. In quasi quarant’anni di attività ha collaborato con più di 100 fra attori e tecnici che si sono succeduti nel tempo.

In tutto ha scritto 45 commedie, che gli hanno consentito di essere insignito di numerosi premi tra i quali quattro primi premi al concorso “Tribunato dei Vini di Romagna” di Faenza.

Inoltre con la commedia “La vita l’é tott una cumedia” ha vinto il primo premio del concorso organizzato da F.I.T.A. a Perugia, premio che gli è stato consegnato dall’attrice Maria Grazia Cucinotta.

Ha scritto anche quattro libri di poesie dialettali: “Barafonda”, “Remin e Pu Piò”, “Raconta Remin, Raconta…”, “Vécia Palèda”, nei quali approfondisce a suon di rime i temi principali delle sue commedie: la vita, i luoghi e i personaggi della Rimini di un tempo. Nel 1993 pubblica “E’ Teatre Rimnes : vent’anni di teatro dialettale”, che racconta l’esperienza vissuta durante la realizzazione e regia delle sue commedie.

Tutt’oggi continua a scrivere e dirigere commedie dialettali.

 

Massimo Tamburini

Nato il 28 Novembre 1943 a Rimini, ha vissuto per i primi 11 anni all’interno di una numerosa famiglia di contadini.

Nel 1954 a seguito della decisione del padre di lasciare la professione di contadino, per intraprendere una nuova attività nel settore dei trasporti, si trasferì con la propria famiglia in zona Grotta Rossa in Rimini.

Il padre vedendo la grande passione di Massimo per le moto ed essendo anch’egli grande appassionato della meccanica, iscrisse Massimo all’Istituto Tecnico Industriale di Rimini.

Gli studi purtroppo non vennero portati a termine causa problemi di salute, risoltosi poi in modo positivo negli anni a seguire.

Massimo Tamburini consapevole dell’ importanza della formazione scolastica ed amareggiato per quanto perso, si iscrisse a diversi corsi di formazione professionale che ne amplificarono la naturale predisposizione per tutto ciò che era inerente alla meccanica/tecnica.

Al termine di questo percorso formativo, correva l’anno 1961, all’età di 18 anni intraprese in proprio l’attività nel settore termoidraulico con specializzazione nel settore del riscaldamento.

Nello stesso anno sposava Pasquina e negli anni a seguire nacquero i tre figli, Morena , Andrea , Simona che sicuramente rappresentano per Massimo Tamburini e sua moglie i “Progetti” più importanti, poiché tuttora, con l’arrivo di 5 nipoti, dimostrano grande attaccamento ai valori della famiglia.

Nel 1966, pur mantenendo sempre intatta la passione per le moto, ma altrettanto consapevole dell’importanza di un lavoro che potesse assicurare alla propria famiglia la giusta serenità, creò insieme a Giuseppe Morri e Valerio Bianchi la Società Idrotermica Bimota, società poi rivelatasi negli anni a seguire, sinonimo di qualità.

Massimo nel proprio tempo libero, coltivava la sua passione per le moto e nel 1971 diede libero sfogo alla creazione di una moto sportiva, ispirandosi alle moto sportive Mv Agusta, alla cui guida vi era il Campione del Mondo Giacomo Agostini.

Questo suo primo progetto, ricevette consensi positivi dal pilota collaudatore della Mv Agusta Angelo Bergamonti e da tutti gli addetti ai lavori.

Le motivazioni che portarono Tamburini a cimentarsi nel settore motociclistico, furono paradossalmente legate ad un incidente occorsogli sul circuito di Misano che gli generò diverse fratture, mentre stava provando la sua nuova moto, una Honda CB 750 Four.

Correva l’anno 1973, in quel periodo Tamburini stava allestendo la nuova sede della Idrotermica Bimota sita in Via Covignano, quando ancora dolorante per le fratture alle costole, propose a Morri di aprire un piccolo centro di progettazione telai e parti speciali da destinare alle moto Giapponesi, che a suo dire avevano un gran motore, ma a livello telaistico c’erano notevoli margini di miglioramento, certo di poterne migliorare il comportamento dinamico.

Morri si rese disponibile in tal senso e nello stesso anno venne costituita la Bimota Meccanica trasformata successivamente in Bimota S.p.a. nel 1980.

Tamburini rimase azionista e Direttore Tecnico della Bimota sino al 1983, anno in cui decise di lasciare l’azienda per intraprendere nuove esperienze.

Nel 1984 venne assunto dal Team Gallina, con l’incarico di sviluppare una moto GP500 per il pilota ex Campione del Mondo Franco Uncini.

La moto venne denominata TGA 500 Gp e successivamente nel mese di Luglio dello stesso anno, il Presidente della Cagiva Sig. Claudio Castiglioni commissionò a Tamburini in carico al Team Gallina, di sviluppare un 125 sportivo che avrebbe dovuto aprire un nuovo segmento di mercato per questa tipologia di moto.

Nello stesso anno, nel mese di Dicembre venne presentata la nuova moto denominata Cagiva Aletta Oro 125 che ottenne un grandissimo successo commerciale.

Nel 1985, il Sig. Claudio Castiglioni propose a Roberto Gallina di acquistare il Centro di Progettazione a condizione che Tamburini rimanesse a dirigerlo.

Dal 1985 al 31 Dicembre 2008, anno delle sue dimissioni volontarie, Tamburini ricopri varie cariche all’interno del Gruppo Cagiva, l’ultima delle quali fu Amministratore Delegato del Centro Ricerche.

In questo ultimo periodo durato 23 anni, Tamburini con le sue creazioni ha contribuito in modo determinante al successo commerciale, di immagine e sportivo di marchi come Cagiva, Ducati, Mv Agusta, ricevendo diversi premi per il Design e l’innovazione tecnica dei suoi progetti. Inoltre ha vinto innumerevoli Campionati Nazionale e Campionati del Mondo, oltre che vedere alcune sue creazioni esposte nei più prestigiosi Musei di Arte Contemporanea del mondo.

Nei 35 anni di attività nel settore motociclistico, le moto progettate da Tamburini hanno vinto 18 Titoli Mondiali, 20 Titoli Italiani e diversi altri titoli Internazionali.

37 Piloti hanno gareggiato con le sue moto.

Ufficio Stampa Comune di Rimini

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