Non chiamatela sagra del tartufo

Sant’Agata F. – E’ il solito gremire di persone. Macchine parcheggiate ovunque, sebbene ricordiamo qualche anno addietro parcheggi spericolati anche a tre chilometri dal paese. Detto ciò forse sarà la nostra ultima partecipazione a questa sagra del tartufo. Farsi 45 km da Rimini per non esser convinti nell’acquisto nè di formaggi stagionati nè di frutti (non proprio ormai dimenticati) conviene veramente recarsi alla Distribuzione organizzata in sostanza. Porcini autoctoni 40 euro al kilo, non autoctoni (quindi dall’est europa) 25 euro al kilo. Se è vero che in Italia c’è crisi, non ci è parso di vederlo in questo paesino della Valmarecchia che orograficamente a  fatica possiamo considerare della Valle. Tanta gente a passeggio, verissimo, borse piene di acquisti poche. Spettacolare il costo per un giro alla giostra, 2 euro. Il cartello giallo in evidenza che informava che l’esercizio è esente dallo scontrino fiscale (ne sappiamo i motivi) è però un altro schiaffo alla crisi (e di chi non sa perchè questi non pagano). Praticamente non vi saliva nessuno, chissà per quale arcano motivo. Ricordiamo lo stesso giostraio a Rimini che per un giro ne chiedeva però 1,50. Sarà il costo della gasolio per arrivare fin lassù?

Di contro pare essere sempre più un “suk” con stand dedicati ai minerali energetici, vestiti, utensili da cucina. Cassoncini (o cascioni) con ripieno di surrogato al porcino 3 euro a pezzo. L’anno scorso erano a 2,50 euro cad. Sempre uguale, sempre statica, non troviamo motivo per ritornarvi. Va bene, era la domenica inaugurale ed ora ve ne saranno altre tre. Ma il famoso tartufo bianco di Sant’Agata? Dov’era? Qualcosa abbiamo visto, 30 euro al “pezzo”. Certo, abbiamo visto quello di aziende  presenti nelle province di Pesaro-Urbino, Arezzo, Chieti, Ravenna, Perugia e qualcosa di autoctono. Qualcosa. Ci saremmo aspettati al centro della piazza (tutti gli anni ce lo aspettiamo a dire il vero) un grande palcoscenico dedicato solo a quello nostrano, certificato, garantito. Si parla di un prezzo oscillante tra i 1500 e 2000 euro per il bianco. Siamo stanchi di vedere il solito spettacolo trito e ritrito. Siamo esigenti, ci spiace. Sappiamo benissimo che nella logica di sopravvivenza economica per un comune montano queste fiere di paese siano fondamentali, ma onestamente ne facciamo a meno. Meglio farle biennali, aumenta l’attesa, aumentano le richieste, aumentano le prenotazioni, si creano più occasioni.

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