CARIM, i piccoli azionisti?

 Rimini – (Riceviamo & Pubblichiamo) 7mila piccoli azionisti, il 29% del capitale, lo 0% di peso  nelle decisioni che contano. Questi sono i numeri, dietro ci sono le storie di piccoli risparmiatori che pagano, come al solito i danni di chi ha contato, ma che in questo caso vuole contare ancora.

Quanto pagheranno ancora non è dato di sapere fino a quando i Commissari di Banca Italia non renderanno noti i numeri di bilancio al 30/06/2010, numeri che si ipotizzano alquanto infelici e che andranno ad impattare fortemente sul valore di capitalizzazione della banca e di conseguenza sul valore della singola azione che ricordiamo era 21 euro solo un anno
fa e che si vocifera arriverà da un 20/30% dell’allora valore.

Le responsabilità penali e civili di questa condotta le verificherà la magistratura quello che a noi interessa rilevare in questo momento è la strana iperattività dei soliti noti che dormivano tranquilli quando la banca si avviava gestionalmente verso il baratro dando fiducia ad un management peraltro scelto fuori dal territorio a caro prezzo, che dire che non la meritava, visto i risultati, è un eufemismo.

Qui vogliamo evidenziare le responsabilità della Fondazione sempre in mano ai soliti noti che di fatto ha controllato il consiglio di amministrazione della CARIM, quando questi dava il via alle sciagurate operazioni con le sventurate Lehman Brothers ed elargiva crediti fuori controllo ai grossi gruppi immobiliari fino a far dichiarare a Banca d’Italia nella sua giustificazione al commissariamento: gravi perdite patrimoniali.

Una posizione così dura di solito Banca d’Italia la utilizza quando riscontra elevate esposizioni, in proporzione al patrimonio, nei confronti di pochi soggetti. E chi sono questi pochi soggetti a Rimini se non i soliti costruttori
e palazzinari, aiutati dalla politica con le varianti e dai finanziamenti degli amici?

Ecco che i piccoli azionisti sono stati gabbati due volte, una volta come soci ed una volta come clienti perché il credito prendeva altre strade che spetterà alla magistratura ed ai commissari svelare.

E allora diciamo pure che la “riminesità” della banca non è più rappresentata dalla Fondazione e dal blocco di Comunione e Liberazione che la controlla, ma dalla massa dei piccoli azionisti a cui, immaginando una vestizione estiva fatta
di mutande, pantaloni e camicia, pantaloni e camicia gliele hanno già tolti lasciandoli solo con un terzo del valore identificabile nelle mutande.

E’ tempo quindi che venga fatta un’operazione di grande trasparenza rendendo pubblica la relazione conclusiva dei commissari, identificando le responsabiltià precise delle decisioni prese ed allontanando tutte quelle persone che hanno avuto voce in capitolo sulla gestione della banca. Non si persevera nell’errore quando si tratta dei sacrifici delle persone.

All’interno del Movimento 5 Stelle esistono parecchi piccoli azionisti che ad esempio sarebbero curiosi di sapere i nominativi di quei 34 fortunati che nel settembre 2010 sono riusciti a disfarsi di 85mila azioni a 21 euro per un totale di
1,8 milioni di euro quando la normale attività di vendita aveva una media di 10mila azioni al mese;
picco a dir poco sospetto proprio nel mese del commissariamento comunicato il 28 di settembre in considerazione anche del deliberato aumento di capitale che regalava 4 azioni ogni 10 possedute.

Le questioni da chiarire sono tantissime per questo il Movimento 5 Stelle di Rimini si fa promotore di un Forum dei piccoli azionisti Carim con l’intento di dare voce a chi voce non ha mai avuto proprio in nome di quella riminesità a cui noi per primi teniamo ma che la Fondazione di Comunione e Liberazione ha forse irrimediabilmente compromesso.

Saremo pronti a contribuire nuovamente e con sacrifici alla nuova CARIM, ma non permetteremo di riavvolgere il nastro di un film che ha per protagonisti i soliti attori interessati. Per partecipare al Forum è a disposizione l’indirizzo email :
carim@rimini5stelle.it

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