Basta! Sanzionate quegli esercenti!

Rimini – Si grida oggi allo scandalo per le numerossime statuine, bottiglie, gadgets, magliette inneggianti ad Hitler e Ventennio. Ma non solo, anche altri personaggi come il Chè sono ben presenti, ma in numero ben minore. Ma ogni anno è la stessa storia. Non è un caso che i maggiori produttori di queste linee storiche nel beverage siano tutte localizzate nel nord Italia, dove riparò la Repubblica Sociale Italiana durante il secondo conflitto mondiale.

Oggi, a maggior ragione dopo l’orrendo fatto accaduto in Norvegia, l’ANPI riminese e il Paz obbligano il comune a far delle verifiche. Esiste purtroppo una sentenza del TAR di Bolzano che permette, chiaramente, la possibilità di mettere immagini “storiche” sulle bottiglie di vino o birra. Esattamente un anno fa, sul Corriere Romagna di Rimini si citava la lamentela di un turista per le bottiglie “nazi-fasciste” presenti in un super mercato a Torre Pedrera. Ora i maggiori quotidiani on line riprendono il tema e tanti colleghi freelance ri-scoprono attraverso video amatoriali questo fenomeno presente in riviera da sempre, in realtà.

Ci si interroga se sia apologia del fascismo e nazismo. A nostro avviso non è questo il problema e la soluzione dovrebbe essere la sanzione amministrativa agli esercenti. Purtroppo le leggi ci sono, ma sono molto generiche puntando esplicitamente al reato di apologia se l’attività è finalizzata alla organizzazione di movimenti e/o associazioni di evocazione nazi-fascista. Vendere un gadget lo è? No. Ma è tremendamente “orrendo”.

Purtroppo non esiste da parte del comune, nè lo hanno fatto le amministrazioni precedenti, una linea politica chiara, anzi parrebbe chiaro altresì che l’interesse dei nostri amministratori è di non rovinare la stagione proprio ai principali contribuenti delle casse comunali: gli esercenti turistici.

Una cosa è certa, Rimini Reporter ed il suo staff rispettano in modo assoluto la figura dell’imprenditore. Tuttavia mai acquisterebbero, nè lo hanno fatto in passato, un souvenir da un esercente che pur di far soldi è disposto a vendere gadgets inneggianti ai “satana” del XIX° secolo. Non è qualunquismo, ma etica. Se per la legge quei souvenir son solo business, beh…per noi no.

Mt per Rimini Reporter

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