Accoglienza romagnola?

 Santarcangelo – Cronaca di una strana domenica gatronomico-estiva. Ieri pioveva, non molto,  ma tanto è bastato per vedere colonne di auto in rientro anticipato. Decidiamo di prendere il  mangiare nella modalità take & away by Romagna. Al ristorante.

Turisti in giro veramente pochi, quasi tutti rintanati nelle hall degli alberghi (con conseguente terrore dei titolari) e centri commerciali strapieni, come alle Befane e all’ IKEA. Alle 12 decidiamo di dirigerci nell’entroterra, verso un noto locale clementino. Siamo i primi, piove ed il locale è vuoto. Ordiniamo un antipasto della casa, due primi, una grigliata, due contorni, e la comanda vola direttamente in cucina. “Aspetta qui dentro?”, noi “beh fuori piove”. “Ah, giusto!”. Questa è solo la prima delle perle.

Arriva una coppia di stranieri, olandesi, si comprendono a gesti e suoni gutturali. “Quanti siete? Tre?” Indicando il pargolo nel passeggino. Due minuti dopo arriva la moglie con un neonato in braccio. “Caz, quattro?”, in un tono che non aveva bisogno del mediatore culturale”. E noi con gli occhi siamo lì lì per intervenire, ma aspettiamo convinti che il meglio debba ancora arrivare. Nel frattempo i cuochi armeggiano a mani nude (in bella vista e senza remore) porcini, grigliata, verdure, cipolla, tutto insieme…la nostra roba. Va beh, tanto si cuoce.

Arriva il momento dell’ordine. Va direttamente lei, la badessa del locale. Inglese? No, meglio italiano forbito di qualche francesismo. Arriviamo alla prova del fungo. Loro vogliono strozzapreti con i porcini. Impossibile farsi comprendere. Lei parte esausta (dopo 30 secondi netti di tentativi…) con la parola “champignon”. Noi ci giriamo ridendo,  e notiamo la badessa inveire contro uno dei cuochi: “passami uno di quei porcini che glielo mostro, se no qui facciam notte”. Ecco, il tutto vien detto in simil dialetto, forbito di improperi ed un sorriso talmente falso da tirarle addosso qualsiasi cosa.

Il mio pranzo è pronto, paghiamo (omettiamo il conto veramente salato), e lasciamo i crucchi (biondi e dalla pelle albina son tutti crucchi per i romagnoli) in balia dell’ospitalità romagnola. A casa, a circa 10 km dal locale, verifichiamo che mancano due contorni ed un primo. E’ la prima volta che andiamo in quel locale, la prima volta che non verifichiamo cosa ci viene dato, la prima volta che non abbiam voglia di reagire. Telefoniamo dopo mezzora dopo aver assaggiato qualcosa, comunque decente. Non eccelso, ma decente. Risponde la badessa: “Ah, quindi abbiamo dato tre porzioni a quello dopo di lei! Tra quanto è qui?”. Noi, “10-15 minuti”. Nel tragitto meditiamo: Scuse non le ha fatte, i soldi indietro neanche a dirlo, il suo problema era (evidentemente) rifare tre pietanze, quindi costi per loro. Ripensiamo poi all’accoglienza data a quel gruppo di turisti from Nederland. Parliamo di Santarcangelo che, in estate, a mezzodì, senza turisti è morta. Lasciamo pure che di sera si rivitalizzi con i dandies e gli yuppies in rientro da marina. Se questo è il biglietto da visita, lasciate ogni speranza o voi che entrate.

Arriviamo al locale, già tutto pronto. Prendiamo al volo e notiamo che gli olandesi non ci sono già più, per fortuna loro. La badessa è in mezzo la sala, mi riconosce ed allarga le braccia commentando “Son cose che succedono!”. Noi ci giriamo, non commentiamo, voliamo sotto la pioggia. Benventuti in Romagna.

Redazione

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