Senza Alta Velocità…Rimini non esiste.

 Rimini – E’ assolutamente casuale, eppure oggi leggiamo su qualche quotidiano i disservizi per i  posti disponibili sugli Intercity, un nome che in realtà maschera la vecchia denominazione di  Espresso. Ecco la lettera di un nostro collega (molto part time), e lettore, sulla questione ferrovie  nella tratta Rimini – Milano. Non una lamentela, bensì un racconto.

Giornata plumbea, ieri a Rimini. Troviamo un posto libero di fronte all’Hotel Napoleon, arrivando con largo anticipo (6.25 am). Purtroppo al binario 3 parte il vecchio Pendolino per Roma Termini, che ricordi nostalgici. Io devo prendere invece il Regionale Veloce (??) per Piacenza (il vecchio Interregionale con la lentezza di un Regionale, un pò più rapido).  Solitamente, infatti, il mitico regionale delle 6.36 impiegava per Bologna 1 ora e 45 abbondanti (bei tempi all’università da pendolare…non è vero). Tornando a noi, faccio il viaggio fino a Bologna e cerco una presa per il PC…niente, la prossima volta alla mia collega mi faccio prenotare la prima (…cacchio ma non c’è).

Calma, no problem. Arrivo a Bologna, al binario 1 attendo il Freccia Rossa. Intanto faccio due chiacchiere prima con Shapiro (che personaggio), poi due turiste finniche un pò svarionate ed infine son circondato da 5 chin chau lin (anche se ho una cravatta non sono l’info point, ma accetto e do le indicazioni che chiedono). I giapponesi non si smentiscono mai, macchina fotografica, cappellino, carta e faccia sorridente.

Carrozza business, non l’ho chiesta io, ma va beh lavorerò con calma. Col cavolo. Un gruppo di fiorentini, con il tono alto tipico dei senegalesi sulla tratta del filobus 11 a Miramare, mi aggiornano sull’edilizia a Firenze, su quel casale del merdoso che gli hanno bloccato, il falegname che non si muove, il castello a Roma di quell’onorevole, e io sorrido mentre spippolo al bb ed auricolare (io parlavo sotto voce all’auricolare, avevo la vibrazione, mentre il resto del vagone mi aggiornava sulle ultime hit come suoneria, come vanno le cose in Piemonte (l’altro mio vicino che tratta acciaio in dialetto stretto).

Il viaggio è un lampo e in un’ora sono a Milano, stazione centrale, e per due volte il capotreno si scusa per lo sciopero degli addetti alle pulizie solitamente in vettura. Spesso sono stranieri, vestiti di arancione modello Guantanamo con vetril in mano…che tristezza. Faccio questa tratta 5 volte al mese, ormai è l’abitudine da 4 anni. Alla Centrale mi attende il solito comitato di benvenuto multi colore e multi razziale. Una specie di sobborgo multi etnico con il suo fascino. Mi dirigo alla subway, e noto 4 camionette dell’esercito e una vettura della polizia…a 10 metri una dozzina di moldavi (avevano la maglia della loro nazionale) che studiano i turisti.

La mia destinazione è in zona Maciachini, linea gialla. Arrivo allo “sgabbiozzo” interrato, altra fila, altre decine di questuanti. Preso da un rimorso inconsapevole, sebbene io appartenga alla generazione che mai avrà una pensione in Italia (ma forse un koti con sauna in Finlandia) distribuisco i centesimi destinati alla sosta a Rimini.

Linea gialla, 3 fermate e via. Va meglio di quando devo andare agli uffici di fiera milano a Rhò (40 minuti di metropolitana). Sbrigo le mie faccende di lavoro e riparto al volo per la stazione centrale, gioco al superenalotto giusto per passare il tempo…non si sa mai) e attendo il binario del Freccia Rossa per Bologna. E’ al 4 come sempre, ma non lo dico al nugolo di fiorentini e napoletani accalcati ai totem dell’Alta Velocità in attesa del binario. Attendo. 16.05 salgo in carrozza, il primo (come sempre), 16.15 si parte mentre ancora turisti e avventori cercano il loro posto. Questa volta sono in seconda, meglio, ma la musica non cambia. Ora è il turno di ragazze fashion che hanno terminato un casting a Milano. Accento bolognese spinto, riviste di Vanity fair, Vogue, Traveller, Novella, e l’immancabile Vuitton ( tarocca, è scritto sulla borsa Vouitton…).

Sono circondato dalla cultura. Sto per aprire la Stampa (dopo aver letto i quotidiani di Rimini) dove cerchio con pennarello un articolo sulla musica classica come nuova frontiera per la crescita delle viti (la questione è ciclica in realtà, ogni tanto torna fuori). Noto gli sguardi atterriti dei miei vicini/e, più che curiosi/e, e depongo le armi grazie alla telefonata del capo e di altri clienti/fornitori.

Arrivo a Bologna, mi attende l’IC per Bari al binario 11. Ecco il momento più bello. Stipato e pressato da una ragazza oversize e cucciolo di chihuahua di 5 mesi. La nota positiva è il quadrupede canino. “Sa devo portarlo fino a Bari“, mentre il suo fidanzato mi fissa mentre chiacchera con due connazionali pugliesi. Io non abbasso lo sguardo forte della mia cravatta, auricolare, bb e portatile. Vinco a mani basse. Tornando al treno…non è un Intercity, ma un carro bestiame.

Nel frattempo ricevo la telefonata da un grosso hotel di Rimini che mi chiede se la mia azienda volesse approfittare di un super sconto per la convegnistica. E’ un’amica. Da lavoro, si trasforma in telefonata di cortesia e lamentela degli operatori turistici che non capiscono come mai il turismo si fermi a Bologna, quello di un certo livello. La mia laconica risposta: a Rimini viene il turista di serie “P”, colui che cerca di spender meno, che pensa di spender meno ma non è vero, colui che lasciato un qualsiasi ristorante o albergo della riviera viene salutato dal proprietario (dopo aver pagato il conto) con il classico sorriso romagnolo “Purètt, un altro pataca fregato…). A Rimini manca l’Alta Velocità…e non solo. Senza quella non vedrai giapponesi, americani, inglesi…quelli arrivano a Bologna e poi deviano su Firenze, Roma e Napoli. Il Metrò di Costa, d cui tanto si discute non serve a niente, figurati ai turisti.

Un viaggio di lavoro che si trasforma anche in altro.

Un nostro lettore

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